LA ASL PRECISA: ECCO PERCHE' L'IMPIGNORABILITA'

Cronaca -

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell'Ufficio stampa dell'Asl\Ba: 

 

In riferimento all’articolo dal titolo “La Asl? Non paga nessuno” pubblicato sulla testata monopolipress.it, a firma di Nino Sangerardi, è opportuno precisare alcune questioni.
La delibera con cui trimestralmente viene dichiarato il vincolo d’impignorabilità per determinate somme è un adempimento previsto per tutte le Pubbliche Amministrazioni italiane. La limitazione del pignoramento contro la PA è stabilita da norme di legge e da una consolidata giurisprudenza della Cassazione ed è strettamente legata ad una precisa e concreta destinazione delle somme, ad esempio al pagamento delle retribuzioni al personale dipendente e dei conseguenti oneri previdenziali, delle rate dei mutui e per l’espletamento dei servizi pubblici essenziali, ossia funzioni del tutto connaturate ad un‘azienda sanitaria, come la medicina generale, l’assistenza ospedaliera, l’assistenza farmaceutica territoriale ecc… Il senso di questa garanzia rafforzata è che in tal modo vengono tutelati gli interessi della collettività e, nello stesso tempo, anche quelli dei fornitori di questi beni e servizi.

L’impignorabilità è quindi tale solo se attestata in una delibera, poiché l’onere della prova grava sulla Pubblica Amministrazione, ma non implica certo che l’azienda sanitaria non sia tenuta ad onorare i debiti con i suoi fornitori attingendo dalle somme non vincolate presenti in bilancio. Per questo sia il titolo “La ASL? Non paga nessuno” sia l’affermazione che “la fabbrica sanitaria barese non è nelle condizioni di sborsare il dovuto…” appaiono del tutto gratuiti e inesatti. E ciò anche alla luce dell’ITP, Indice di tempestività dei pagamenti, che per il primo trimestre del 2020 è attestato a -9 giorni. Vale a dire che, in media, l’ASL Bari liquida le fatture dei suoi fornitori con un anticipo di nove giorni rispetto al termine massimo di 60, previsto per i pagamenti delle aziende sanitarie, risultando evidentemente un ente “buon pagatore”. Un dato che dovrebbe indurre a riflessioni più misurate e oggettive rispetto al paventato quanto inesistente “blocco di ossigeno finanziario”, tanto meno nell’attuale periodo di emergenza sanitaria ed economica.

 

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