IL PORTO, GLI ANNI, GLI ERRORI

Cronaca -

di Franco Muolo*

 L'irrefrenabile frastuono dei fuochi d'artificio, preordinati in prossimità dell'ultimo recentissimo approdo agostano della sacra icona della Madonna della Madia, mi ha fatto ricordare il "tanto rumore per nulla" che circa venti anni fa fece seguito al piano per il rilancio del porto di Monopoli, illustrato nella cornice del castello di Carlo V dal responsabile dell'Area Integrata Trans Adriatica, laddove si poneva nuovamente in risalto il "nanismo" del nostro scalo marittimo, vista la perdurante situazione di stallo del suo sviluppo che si trascina fin dai lontanissimi anni Sessanta del secolo scorso. Una sola consolazione dopo 40 anni di richieste e di febbrili sollecitazioni: i lavori di ristrutturazione per il consolidamento del molo foraneo e il potenziamento della radice di tramontana, effettuati in attuazione dei programmi previsti dal suo vecchio piano regolatore.
   Nonostante i lodevoli sforzi che i responsabili dell'AITA  tentarono, nel mantenere l'obiettivo di uno sviluppo comune nell'ottica di un mercato globale guardando sull'altra sponda dell'Adriatico, purtroppo, devo osservare che il nostro scalo marittimo finora non ha subìto alcun altro lavoro di ammodernamento e ampliamento per migliorarne la ricettività. Sta di fatto che nel 1975 la Variante del piano regolatore generale del territorio monopolitano, ebbe a recepire i dettami dello specifico piano regolatore del porto (quest'ultimo di competenza della regione Puglia e del Demanio marittimo), intravedendo la ristrettezza del suo bacino (sono arcinote le difficoltà degli operatori per far girare le navi su se stesse all'interno del cerchio baricentrico di manovra), tanto che lo stesso redattore del Prg, prof. arch. Luigi Piccinato, all'epoca, ne sviluppava due previsioni di ampliamento: una sulla costiera sud, con il nuovo porto turistico; una a nord, con il nuovo porto canale destinato alla cantieristica navale localizzato nell'area di sedime di una vecchia cava abbandonata. 
   Oggi, dopo quasi mezzo secolo di vane promesse, si vorrebbe tornare indietro con l'accentramento (già allora discutibile) delle attività pescherecce, del trasporto merci, delle variegate attività cantieristiche, del turismo nautico, ecc.. ecc.., tutti nell'ambito di quel piccolo specchio d'acqua, tanto piccolo che 25 unità della flotta della pesca locale di pregio, non essendovi più posti disponibili per l'ormeggio, dovettero emigrare nel vicino porto di Brindisi. E ora viene prevista addirittura l'aggiunta anche di una stazione marittima attrezzata per il traghettamento passeggeri, interrando e banchinando per sottrarre sempre più spazio all'acqua, a cavallo delle cale Fontanelle e Curatori che già sono intasate: la prima dai cantieri navali e la seconda dalla Lega Navale Italiana, peraltro entrambi in forte espansione ma che rendono difficoltosi tutti gli altri traffici marittimi. 
   Forse, sarebbe bene dare un tocco di colore vivace alle due ciminiere superstiti dell'ex cementeria: chissà, qualche sceicco in transito si accorgerebbe prima e potrebbe decidere di investire da noi potendo concentrare tanto ben di Dio in così poco spazio, e realizzare le relative infrastrutture sotto il mare o nell'alto del cielo. Con buona pace di chi oggi spera ancora di far rientrare in porto le grandi navi crociere, anziché farle risibilmente ancorare sull'estremità della diga di tramontana.

*già tecnico comunale

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